Melfi e Vulture

Il Castello di MelfiCelebre per essere il luogo di promulgazione delle Constitutiones Melphitanae, il primo testo organico di leggi scritte di valenza civile e penale dell’età medievale che l’Imperatore Federico II sottoscrisse nel 1231 con il nome di Liber Augustalis, Melfi presenta segni di insediamenti che risalgono al periodo neolitico e giungono fino al dominio romano. Dopo l’influenza longobarda e bizantina, nel 1041 la città divenne la prima contea dei Normanni in Italia. Fu qui, infatti, che Guglielmo D’Altavilla fece costruire il Castello più famoso della Basilicata, in seguito ampliato e abitato tanto degli Svevi che dagli Angioini, fino alla presenza dello Stupor Mundi per eccellenza e della famiglia Doria. Successivamente il castello fu sede di diversi Concili, convocati da Papa Nicolò II nel 1059, da Papa Alessandro II nel 1067 e da Papa Urbano II nel 1089. Realizzato con un corpo centrale circondato da una imponente cinta muraria, il Castello è oggi sede del Museo Nazionale del Melfese ed è il simbolo più evidente di una gloriosa storia di una città prevalentemente medievale. 

Con i suoi quasi 18.000 abitanti, Melfi sorge alle pendici del Monte Vulture, un vulcano spento che ha offerto una particolare fertilità ai terreni e alla piana circostante, oggi preziosa risorsa per l’agricoltura, i castagneti, gli oliveti e le colture vitivinicole che danno vita al pregiato vino Aglianico. Lo spettacolare scenario dell’antico borgo medievale, con un meraviglioso Duomo edificato nel 1153 dal re normanno Guglielmo I detto il Malo, Melfi è anche sede di un prezioso Palazzo Vescovile e della suggestiva chiesa rupestre di Santa Margherita.

I laghi di MonticchioDalla Porta Venosina, unica delle quattro porte di Melfi ancora esistenti, è inoltre possibile ammirare una piccola parte delle antiche mura della città e l’affascinante panorama del Vulture. Dal cuore di questo vulcano spento sgorgano le acque naturali oligominerali diffuse in tutta Italia con il marchio Fonti del Vulture. In vetta, a 660 metri sul livello del mare, la distesa di boschi apre lo sguardo a due splendidi laghi. Sono i laghi di Monticchio, che in origine rappresentavano due crateri del vulcano, separati da una stretta lingua di terra. Da queste parti, oltre all’antica e maestosa Badìa di San Michele, la flora sembra dipingere uno splendido quadro impressionista, accompagnato a sua volta da una fauna ricca ed unica del suo genere. Abita da queste parti, infatti, la “Bramea europea”, un farfalla notturna presente solo in Asia e che vive nel nel Vulture grazie al “Fraxinus oxycarpa”, antichissima pianta proprio di origine balcano-asiatica.

E su uno sperone di origine vulcanica sorge anche la vicina Venosa, patria del poeta Quinto Orazio Flacco (65 a.C.), di Manfredi Lancia Hohenstaufen figlio naturale di Federico II e del madrigalista Carlo Gesualdo. Raggiunta dalla Via Appia nel 190 a.C., dopo una lunga fase di romanizzazione della città, negli anni Venosa ha subito incursioni e influenze saracene, bizantine, longobarde fino alla presenza di influenti famiglie nobili come i D’Angio, i Del Balzo Orsini, gli Aragonesi, i Gesualdo, i Ludovisi ed i Caracciolo, che avvicendandosi nel governo del territorio ne hanno determinato ed arricchito la storia e il patrimonio culturale. Fra le preziose testimonianze del suo passato Venosa custodisce dei magnifici Scavi Archeologici e un possente Castello Aragonese costruito a partire dal 1470 per volere del duca Pirro del Balzo.